Benigni “pizzicato” da Report, ricorre a Gentiloni (fratello)

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

La solita storia di soldi pubblici buttati nel … diciamo “sperperati”, e di mezzo c’è ancora Roberto Benigni. In breve, all’inizio degli anni duemila, a Papigno, frazione di Terni, il premio Oscar sogna di trasformare una vecchia area industriale dismessa in un Centro cinematografico.

Il progetto è estremamente ambizioso, arrivano soldi pubblici, tanti soldi, almeno a quanto riferisce il sindaco Leopoldo Di Girolamo, fra fondi europei, Stato, Regione e Comune si parla di 10 milioni di euro, ma Enrico Melasecche, vicesindaco dal 1997 al 1999, precisa che se si considera anche il Centro Multimediale la cifra sale … e di molto.

Certo perché a Papigno non si fanno solo gli “Studios” nei quali verranno girati “La vita è bella” e “Pinocchio”, ma doveva anche essere la sede di una fantomatica facoltà universitaria, quella di “Scienze della produzione artistica”.

Avete già capito che è andato tutto a catafascio, un flop totale nel quale ci hanno rimesso tutti, in particolare i 200 lavoratori che sono rimasti in mezzo ad una strada, poi gli “studenti” che non hanno mai assistito ad una lezione ed infine tutti gli italiani che hanno visto sperperare denaro pubblico.

E Benigni?

A suo dire, e non abbiamo dubbi in proposito, anche lui ci ha rimesso dei soldi. Nel progetto avrebbe impiegato 7,4 milioni di euro, quando però ha visto che le cose si mettevano male la sua società, la Melampo Cinematografica srl, ha ceduto gli Studi cinematografici alla Cinecittà Studios, una società di Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Andrea Della Valle (un tris d’assi) per 5 milioni di euro (ed a suo dire al momento ne avrebbe incassati solo 3,9 milioni).

Sul punto, però, a scanso di equivoci, voglio essere chiaro.

Tutt’ora (ecco il link) sul sito di Cinecittà Studios, alla voce Umbria Studios si legge “Dal 2005 gli studi sono gestiti da Cinecittà Studios in partnership con Roberto Benigni e Nicoletta Braschi: Umbria Studios è oggi un punto di riferimento per l’industria cinematografica grazie all’alta qualità dei servizi ed ai prezzi competitivi.

Ciò che è certo, tuttavia, è che transitando lungo la Valnerina quel che appare è uno scenario desolante, ciò che era nato come un sogno si è trasformato  in una deprimente realtà, che la trasmissione televisiva di Rai 3, Report, ha drammaticamente evidenziato in un servizio giornalistico.

A noi pare che “Report” abbia descritto correttamente la vicenda, non è stato dello stesso avviso Roberto Benigni che, sentendosi diffamato ha dato incarico al proprio legale, Michele Gentiloni Silveri, di querelare la trasmissione Rai.

Gentiloni … Gentiloni … ma non sarà per caso parente di quel Gentiloni, attualmente a Palazzo Chigi in attesa che la legislatura duri 4 anni 6 mesi ed un giorno … non sarà … ma sì! E’ proprio il fratello (guarda che caso!).

A nostro avviso la querela denota un nervosismo perlomeno eccessivo, Benigni avrebbe fatto meglio a chiarire pubblicamente la sua posizione, comunque non pare che la trasmissione televisiva abbia “diffamato” il noto regista italiano, ma, come ovvio, deciderà la giustizia.

Benigni poi avrebbe fatto bene a non prendersela con la Rai, se in questo “affare”, come lo stesso ha dichiarato: “Non si sa quanti soldi ci ho perso”, non deve per questo rammaricarsi. La Rai con lui è stata “generosissima”, gli ha dato tanti di quei milioni, in particolare per trasmettere in registrata il suo TuttoDante (per non parlare delle comparsate a Sanremo), che avrebbe meritato dal regista toscano una maggior riconoscenza.

Purtroppo da questa triste vicenda ad  uscirne rovinati sono tante persone “sconosciute”, operai ed impiegati che sono stati lasciati per strada, che non son stati diffamati, ma umiliati ed, almeno in larga parte, abbandonati. Per loro il “sogno” si è davvero tramutato in un incubo.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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