Borsa americana: perché è salita e continua a crescere, e perché non potrà andare avanti così ancora per molto

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Il 17 porta sfortuna? Tutt’altro! Almeno per la Borsa americana questo 2017 sarà ricordato come uno degli anni migliori, certamente molto al di sopra delle attese. Andando a rileggere le previsioni che si facevano un anno fa, a prevalere era la prudenza, d’altronde dopo otto anni consecutivi di rialzi non era facile pronosticare un nono così: Dow Jones +24%, S&P500 +19% e Nasdaq +27,5%.

Sono performances strabilianti, come si giustificano?

Proviamo a proporre motivazioni diverse

  • E’ stato un anno positivo per l’economia americana si è ridotta la disoccupazione e le società americane hanno registrato utili superiori alle attese

VERO! Indubbiamente gli utili aziendali hanno battuto ogni previsione.

  • I tassi sono stati aumentati con estrema cautela, ad un ritmo decisamente inferiore alle attese

VERO! Si prevedeva un ritmo più sostenuto per quanto riguarda l’aumento dei tassi, ma Janet Yellen ha voluto dimostrarsi coerente fino alla fine, temporeggiando oltre ogni limite, e la scelta del suo successore è ricaduta su Jerome Powell che è repubblicano, ma arriva a presiedere la Fed con una nomea di “colomba”.

  • Le promesse elettorali di Trump per un taglio delle tasse sono state mantenute

VERO! Certamente faranno incrementare gli utili delle aziende, l’impatto sul Pil, invece, è tutto da dimostrare e secondo molti non sarebbe rilevante.

Ma soprattutto …

  • Le Banche centrali hanno inondato il mercato di liquidità oltre ogni ragionevole misura

VERISSIMO!!! Ciò che forse non è noto a molti, anzi non se ne parla affatto, è che le Banche Centrali di tutto il mondo nel 2017 hanno riversato sul mercato 2,5 trilioni di dollari, praticamente il doppio rispetto al 2016 (1,3 trilioni di dollari) e due volte e mezza quanto immesso nel 2015 (1 trilione di dollari).

Ed infine …

  • Le previsioni per i prossimi anni, per quanto riguarda il mercato del reddito fisso, sono piuttosto fosche

VERISSIMO!!! Praticamente in tutto il mondo sviluppato i tassi sono rimasti bassi per un periodo di tempo troppo prolungato, il rapporto rischio/rendimento, per quanto riguarda il mercato obbligazionario, pare quindi a molti decisamente poco attraente.

Ed allora? Continuerà così anche nel 2018?

Ritengo di no, e per diverse motivazioni

  • Il ciclo economico statunitense è … maturo

Potrà sembrare strano a noi italiani che un barlume di ripresa la stiamo vedendo solo ora (ma quello che ci sembra un barlume non è altro che un miraggio), tuttavia è probabile che l’economia americana, e quella di tanti altri Paesi sviluppati, cresca nel 2018 ad un tasso inferiore rispetto a quello registrato quest’anno.

  • Le Banche Centrali ridurranno in maniera significativa la liquidità immessa sul mercato

VERO! Le previsioni più accreditate parlano di 500 miliardi di dollari, circa un quinto rispetto all’anno in corso.

  • L’inflazione comincerà a superare la fatidica soglia del 2% imponendo una politica monetaria più restrittiva

VERO! Powell sarà costretto ad alzare i tassi ad un ritmo superiore rispetto a quanto visto fino ad oggi.

  • Le attuali quotazioni azionarie sono già piuttosto generose, se non si può ancora parlare di bolla diciamo però che i prezzi dei titoli hanno già incorporato tutte le più rosee prospettive

VERO! Non dico che siamo nella situazione in cui si venne a trovare il Nasdaq nel 2000, ma il probabile ritocco all’insù dei tassi penalizzerà in maniera significativa diversi settori ed in particolare l’IT.

  • L’aumento dei tassi porterebbe ad un incremento anche della moneta americana che si tradurrà in un problema ulteriore per le aziende che esportano

VERO! I cross Eur/Usd e Usd/Jpy potrebbero giocare a sfavore delle ditte esportatrici americane.

  • L’innalzamento del debito pubblico non potrà espandersi anche in futuro a questo ritmo

VERO! Superata da un po’ di tempo la strabiliante cifra di 20 trilioni di dollari Trump dovrà ora porre un limite all’espansione incontrollata del debito pubblico.

Insomma, spero di aver dato a tutti degli spunti di riflessione. A voi le conclusioni.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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