Una curiosa proposta per la flat tax

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Si fa un gran parlare della flat tax, la celeberrima “tassa piatta”, cavallo di battaglia della campagna elettorale della Lega. Si tratta in buona sostanza di una semplificazione delle norme che regolano la principale imposta sul reddito.

Un’unica aliquota per tutti. Punto!

E’ evidente, tuttavia, che il sistema fiscale, in questo modo, risulterebbe proporzionale, quindi, per il nostro Paese, incostituzionale. L’art. 53 della Costituzione recita infatti: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Ed aggiunge: Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Quindi, o si cambiava la Costituzione, oppure occorreva applicare un “aggiustamento” che rendesse questa imposta progressiva. Anche per questo motivo si è pensato all’applicazione di una doppia aliquota.

Per i sofisti non si dovrebbe più parlare di flat tax visto che la tassa non risulterebbe più “piatta”, bensì avrebbe “un gradino”, ma lasciamo perdere queste capziosità.

La progressività dell’imposta, come è stata finora proposta, risulta “minima”. Tuttavia, sotto il profilo formale, si rispettano così i dettami costituzionali.

Personalmente, e lo dichiaro esplicitamente, sono per un sistema tributario proporzionale. Non si può negare infatti che la progressività delle imposte risulti, di fatto, un disincentivo allo sviluppo.

Ma … tagliamo corto, perché è del tutto evidente che se la progressività è minima, anche il “disincentivo” sarebbe tale, quindi non formalizziamoci troppo ed andiamo al sodo.

Ebbene gli organi di informazione mainstream si sono scagliati contro l’introduzione di una flat tax (anche nella versione “edulcorata”) avanzando, principalmente, un’obiezione: avvantaggerebbe soprattutto i ricchi.

Ebbene, una critica alquanto curiosa, non si vede infatti perché i ricchi dovrebbero essere “penalizzati”. Anche in presenza di un’imposta proporzionale chi guadagna di più … paga di più, ma in modo proporzionale, quindi senza essere penalizzato.

Visto che poi la flat tax avrebbe come scopo dichiarato quello di ridurre la pressione fiscale, è del tutto evidente che a beneficiarne sarebbero coloro che le tasse le pagano!

A tale proposito si potrebbe anche sostenere che i due cavalli di battagli di Lega e Cinquestelle, ossia la flat tax ed il reddito di cittadinanza, non solo non sono in contrasto fra di loro, ma si integrano perfettamente: la flat tax, infatti, alleggerisce il carico fiscale di coloro che oggi pagano le tasse, mentre il reddito di cittadinanza dà un sostegno concreto a coloro che, loro malgrado, non pagano le tasse, semplicemente perché non hanno un reddito oppure è talmente irrisorio da rientrare attualmente nella “no tax area”.

Coloro che vengono esclusi da ogni beneficio sono proprio gli evasori, ma non solo, perché l’introduzione delle nuove misure tributarie dovrebbe essere integrata con leggi che prevedano pene più severe nei confronti degli evasori.

Nonostante dai vertici del nuovo esecutivo siano giunte rassicurazioni sul fatto che ogni cittadino italiano godrà di un beneficio economico dall’applicazione delle nuove normative tributarie allo studio, dai media nazionali si alzano feroci critiche nei confronti della flat tax.

E curiosamente ad accanirsi nei confronti della “tassa piatta” sono proprio personaggi (direttori di giornali, politici, grandi imprenditori ecc. ecc.) che certamente vantano redditi molto elevati.

Ed allora mi sento di caldeggiare al nuovo Premier, ed al Ministro dell’economia, una proposta che inizialmente potrà sembrare “provocatoria”, ma, se ci pensate bene, non lo è.

Con l’introduzione della riforma fiscale dovrebbe esser prevista per legge la possibilità, per ogni cittadino, di scegliere se:

  1. versare l’imposta sul reddito risultante dall’applicazione della flat tax, oppure
  2. versare l’imposta sul reddito calcolata applicando le normative attualmente vigenti.

L’effetto positivo sarebbe duplice.

Da una parte, qualora un qualsiasi cittadino fosse in grado di dimostrare che l’imposta dovuta, calcolata applicando la normativa attualmente vigente, fosse inferiore alla flat tax, farebbe fare una figura davvero barbina al nuovo esecutivo.

Dall’altra, coloro che sono contrari all’applicazione della flat tax, potrebbero comunque contribuire maggiormente alle entrate dello Stato, continuando a pagare le imposte sul reddito applicando  l’attuale normativa, dando così una apprezzabile prova di coerenza con i propri ideali di giustizia ed equità.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

 

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