Damilano ha completamente perso la testa

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Povero Marco Damilano, da una parte mi fa pena, dall’altra … mi dico: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Perché vedete, ognuno di noi deve innanzitutto conoscere se stesso ed essere conscio dei propri limiti, come delle proprie peculiarità.

Damilano, pur avendo idee, soprattutto in campo economico, distanti anni luce dalle mie, era uno dei giornalisti che, fino a qualche anno fa, rispettavo.

Politicamente non è mai stato un “furbo”, basti dire che aveva aderito ad una formazioni fra le più ridicole che abbia mai popolato il panorama politico italiano: “La Rete” di Leoluca Orlando.

Tuttavia, giornalisticamente, ha avuto un’ottima carriera professionale fino a diventare, nel 2015, vice-Direttore de “L’Espresso”.

Ed eccoci al punto a mio avviso basilare.

Vedete, cari lettori, forse non sono molti coloro che riflettono su un aspetto che personalmente ritengo fondamentale: in qualunque ambito professionale c’è una cosa che accomuna tutti i livelli lavorativi, dall’impiegato più umile fino al vice-Direttore, ed è che quando ci si trova in difficoltà ci si può voltare e chiedere aiuto al nostro diretto superiore.

Il Direttore … NO! Quando si volta per chiedere aiuto, dietro di sé non trova nessuno, non c’è nessuno!

Anzi peggio!

Non solo dietro di lui non c’è nessuno … ma sopra di lui ci sono … dei lupi!

Si chiamano … azionisti!

Quelli non vogliono sentir discorsi o campare scuse, vogliono solo una cosa … SOLDI!!! Vogliono guadagnare, e basta!

Ed allora: o hai la stoffa per fare il Direttore … oppure ti bruci.

Ebbene, Marco Damilano NON ha la stoffa per fare il Direttore. Era un ottimo vice-Direttore de L’Espresso, ora è un pessimo Direttore de L’Espresso.

E se non ti accorgi subito che chi ti ha promosso a Direttore NON ti ha fatto un favore, ma ti ha rovinato la vita,  se non te ne accorgi subito … la situazione degenera giorno dopo giorno. Cerchi in tutte le maniere di dimostrare che hai le “qualità” per fare il Direttore senza capire che non ci vogliono “qualità”, ma occorre avere la stoffa, ci si nasce.

Ed ecco allora che Damilano finora non ne ha azzeccata una e le vendite del settimanale sono drammaticamente in calo. Da quando lui è diventato Direttore, ed ossia in soli nove mesi, il valore delle azioni in Borsa della Gedi (il Gruppo editoriale del quale fanno parte L’Espresso e Repubblica) si è dimezzato, per gli azionisti un vero e proprio bagno di sangue.

Ed allora Damilano, preso dal panico, ha perso la testa, cercando di accattivarsi perlomeno l’indulgenza dei suoi padroni ha cominciato a sparare fake news a raffica, pubblicando inchieste farlocche, e copertine provocatorie che finora hanno avuto come unico risultato quello di far diminuire ancor di più i lettori, in compenso il settimanale ha fatto incetta di querele che verranno a costar care alla Casa editrice (ed anche a lui personalmente).

Chiariamo.

Non sarà Damilano a far fallire L’Espresso, Damilano avrà solo contribuito a fargli fare una fine ingloriosa.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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