Il declino della Apple

Giancarlo Marcotti 1 Commento

Tutti conosciamo Apple e la sua storia, una storia di successo, anzi un successo di una tale proporzione da non poter essere paragonabile ad alcuna altra azienda mondiale, ma sappiamo anche che prima di diventare il titolo più capitalizzato al mondo la società è stata sull’orlo del fallimento.

Il grande Steve Jobs, che l’aveva immaginata, prima di fondarla, era stato allontanato e l’azienda, intorno alla metà degli anni ’90, era sull’orlo del fallimento.

Tornato alla sua guida Jobs la fece risorgere, da quel momento il “Visionario” non sbagliò nulla, di seguito l’iPod, l’iPhone, e l’iPad furono successi planetari. Purtroppo tutti sappiamo anche quanto sia stato crudele il destino con lui.

Ad ereditare le redini della società fu il suo braccio destro, Tim Cook, sulle cui capacità, personalmente, ho sempre nutrito seri dubbi.

Tuttavia il titolo in Borsa ha continuato a galoppare anche dopo la morte di Steve Jobs (5 ottobre 2011) facendo segnare un massimo storico in chiusura il 18 febbraio del 2015 a 130,49 dollari ed un massimo assoluto il 28 aprile dello stesso anno a 132 dollari tondi tondi.

Ebbene voglio immediatamente esser chiaro, quel continuo aumento delle quotazioni del titolo anche dopo la morte di Jobs mi ha ricordato i “cavalli scossi” del Palio di Siena che per un po’ continuano la corsa a forte velocità, visto che oltretutto si sono liberati del peso del fantino, tuttavia molto raramente vincono perché senza “frustino” anche i migliori purosangue corrono più lenti.

Comunque, tornando ad Apple, dalla primavera dello scorso anno il titolo ha cominciato a stornare, e non di poco (-25%!!!), in controtendenza rispetto agli indici di Borsa americani che, nello stesso periodo, invece, sono saliti.

Beh! Si potrebbe dire, il titolo era salito talmente tanto che un sano storno non può che risultare salutare. Certo, è vero, ma …

Arriviamo ora ai nostri giorni, Apple avrebbe comunicato la trimestrale lo scorso 26 luglio, naturalmente a Borse chiuse. Nei quattro giorni precedenti, il titolo aveva subito altrettanti ribassi, il clima non era dei migliori, dopotutto la prima trimestrale dell’anno oltre ad una riduzione degli utili, aveva evidenziato anche una diminuzione dei ricavi, cosa mai accaduta negli ultimi tredici anni, ed era stata ovviamente accolta male dal mercato (-6,26% quel giorno in Borsa).

Ed anche per questo secondo quarto le previsioni erano tutt’altro che rosee si parlava di una ulteriore diminuzione degli utili e del fatturato, cosa che si è puntualmente verificata, tuttavia …

Tuttavia la reazione del mercato è stata diametralmente opposta rispetto a quella di tre mesi prima (+6,50%), naturalmente giustificata dal fatto che le previsioni erano ancora più pessimistiche, una giustificazione, però, che non mi convince. E cerco di spiegarne le ragioni.

Dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo a circa undici mesi fa, era il 24 agosto e si era in un momento cruciale per le Borse, epicentro del cataclisma sui mercati: la Cina, almeno così si è detto.

A proposito! Avete mai più sentito parlare del gigante asiatico, della sua economia, della sua moneta e soprattutto della Borsa di Shanghai?

Argomento questo non solo passato in secondo piano … bensì completamente sparito dalla scena, eppure un anno fa il mondo stava collassando perché la Cina, si diceva, era nei guai, sull’orlo di una crisi epocale, poi … più nulla.

Va bene torniamo a noi, era il 24 agosto ed all’apertura di Wall Street sul titolo Apple si scatena l’inferno, le quotazioni precipitano ed il titolo arriva a perdere oltre il 12% (e per far scendere Apple più del 12% … ce ne vuole, quindi senz’altro si è mosso “qualcuno di grosso”).

In mezzo a questo inferno improvvisamente spunta una mail … una mail?!? Si proprio un messaggio di posta elettronica, naturalmente non una delle miliardi di mail che tutti noi ci scambiamo giornalmente, comunque una mail “privata”, o almeno che sarebbe dovuta risultare tale.

A scriverla è Tim Cook, il destinatario è Jim Cramer, un nome che ai più non dirà nulla, ma nella realtà stiamo parlando di una persona notissima degli Stati Uniti, cioè del più famoso giornalista della CNBC, il più importante network finanziario a livello planetario.

E cosa scrive il 24 agosto 2015 Tim Cook a Jim Cramer? Nulla di trascendentale! O meglio, Cook sottolinea che lui viene giornalmente informato delle vendite in Cina ed anche quella mattina aveva ricevuto un report estremamente positivo, che “l’App Store durante le ultime due settimane aveva avuto la miglior performance dell’anno” e che il fatturato della Apple in Cina aveva superato quello europeo e lui si aspettava che, col tempo, avrebbe superato anche quello prodotto negli Stati Uniti.

Ebbene quella mail, che probabilmente avrebbe dovuto rimanere “personale”, Jim Cramer decide di pubblicarla sul sito della CNBC.

Risultato?

Il titolo Apple recupera quasi interamente le perdite e conclude la seduta con un ribasso assolutamente accettabile (-2,5%), il giorno seguente un modesto guadagno (+0,60%) mentre in quello successivo ecco il gran rimbalzo (+5,47%!). Nella realtà, come avete certamente capito, il gran ribalzo era avvenuto due giorni prima, ossia il 24 agosto, il giorno della mail, solo che era avvenuto “all’interno” della seduta e quindi non si poteva riscontrare prendendo in esame solo le performances giornaliere del titolo.

Ebbene anziché riferirci alle performances, e quindi alle percentuali, ragioniamo in termini di valore, il 24 agosto il titolo Apple ha toccato un minimo a 91,05 dollari mentre la quotazione al fixing è stata di 102,06 dollari, 11 dollari di differenza!!!

Ok è stato tappato un buco, anzi una voragine nella quale se fossimo sprofondati … insomma avete capito.

Messa a posto quella questione con una mail il titolo Apple riprende a salire, arriva in area 122 dollari all’inizio di novembre … poi … tre mesi da dimenticare, le quotazioni scendono a rotta di collo, finché quota 90 dollari “tiene”.

Riparte la salita  … 100 … 110 dollari … poi si avvicina la prima trimestrale dell’anno, qualcuno comincia a vociferare che non scenderanno solo gli utili, ma anche il fatturato, e, come sappiamo, questi analisti non si dimostreranno delle Cassandre (o dei gufi come direbbe Renzi), ma soltanto delle persone ben informate.

In poche sedute ci ritroviamo quindi ancora a 90 dollari, ma anche stavolta quella quotazione “tiene”, solo che da quel momento i rimbalzi non supereranno la quota di 100 dollari, fino … ai giorni nostri, quando quella reazione euforica, inaspettata, alla comunicazione della seconda trimestrale ha riportato il titolo in area 104 dollari.

Ebbene, fin qui la storia, ora la domanda fatidica, ma Apple a 104 dollari è sopravvalutata o sottovalutata?

Ebbene personalmente ritengo che il titolo sia tutt’ora sopravvalutato, nonostante i massimi assoluti siano a grande distanza (25%!!!).

Ed il motivo è semplice: da quando non c’è più Steve Jobs Apple non ne ha più azzeccata una, le grandi idee del “Visionario” non ci sono più, Apple-watch è stato un flop, il colosso di Cupertino sta nettamente perdendo la sfida degli smartphone, ed a vincerla non è solo Samsung, che nel secondo semestre dell’anno ha venduto quasi il doppio dei cellulari rispetto ad Apple, ma in grande crescita ci sono anche Huawei, Oppo e Vivo e per chi, come Tim Cook, faceva estremo affidamento sull’espansione del mercato cinese questa non è solo una brutta notizia: è un dramma!

Nel settore degli smartphone Apple ha perso il 15% del proprio market share e sappiamo tutti che gran parte degli utili dell’azienda arrivavano proprio da quel comparto.

Ormai da oltre un anno l’azienda di Cupertino ha lanciato la seconda versione della Apple-Tv, ma a tutt’oggi i risultati sono scarsi per non dire miseri.

Un’altra cosa, ricordate il grande investimento da 850 milioni di dollari (stiamo parlando di ottocentocinquantamilioni di dollari!!!) che l’azienda aveva fatto per costruire, in collaborazione con First Solar, un impianto di produzione di energia solare in California? Ebbene ora sembra che l’azienda di Cupertino voglia vendere l’energia prodotta in eccesso, certo è logico, altrimenti cosa se ne fa? E’ naturale che cerchi di venderla, ma sappiamo tutti che tipo di settore sia quello delle “rinnovabili”, quanto siano risicati i “margini”. Tim Cook capirà ben presto che in quel comparto i guadagni (quando ci sono) sono molto limitati, non è la stessa cosa far produrre “a costi cinesi” un telefonino a Shanghai per poi rivenderlo a centinaia di dollari negli Stati Uniti ed a centinaia di euro in Europa.

Ed infine sappiamo, dato che è stato annunciato ufficialmente già da un anno, che Apple è entrata anche nel comparto dell’automotive, con il famoso progetto Titan, una vettura che non necessita del conducente.

Ebbene anche lì le cose non sembrano girare per il verso giusto, il capo degli ingegneri ai quali era stato affidato il progetto, Steve Zadesky, se ne è già andato e con lui un gruppo dei suoi più stretti collaboratori, Apple ha cercato di correre ai ripari ricoprendo d’oro Chris Porritt per strapparlo a Tesla, ma le nubi sul progetto Titan continuano ad addensarsi.

Ed allora arriviamo alle conclusioni.

Apple è strapiena di miliardi di dollari che si è guadagnata in questi anni, per bruciarseli tutti ci vorrà un bell’impegno, ma la strada imboccata dall’attuale dirigenza sembra proprio quella, e non poteva essere altrimenti, perché di persone come Steve Jobs ogni tanto ne nascono … ma ogni tanto.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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