Decreto dignità: gli schiavi non hanno mai conosciuto la disoccupazione

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Anche sul cosiddetto Decreto dignità, così come su tutte le problematiche di carattere socio/economico si fa un gran parlare a vanvera, nella realtà l’oggetto del contendere è di una semplicità disarmante e potremmo sintetizzarlo con una domanda retorica:

Avete mai conosciuto uno schiavo … disoccupato?

Certo, l’ho già anticipato io, si tratta di una domanda retorica, ma bisogna porsela, solo così saremo in grado di esplicitare con assoluta chiarezza le peculiarità che stanno alla base del Decreto dignità. Purtroppo, invece, nessuno dice la verità, ed allora facciamolo noi, senza fronzoli.

Il rapporto fra datore di lavoro e dipendente è inevitabilmente conflittuale. Il datore di lavoro avrà tutta la convenienza a ridurre gli emolumenti al proprio personale, diminuendo i costi, infatti, l’utile dell’azienda aumenterà.

Diametralmente opposta, ovviamente, la convenienza del personale che cercherà invece di incrementare i propri salari e stipendi.

Ma se da un lato è innegabile che la retribuzione al personale deve essere adeguata, ossia garantire un’esistenza “dignitosa” al lavoratore, dall’altro, retribuzioni eccessivamente elevate rischiano di far andare l’azienda “fuori mercato” e qualora si arrivi a situazioni di crisi, se non proprio prefallimentari, a perderci non sarebbe solo l’imprenditore, ma anche tutti i dipendenti.

Occorre quindi necessariamente trovare un punto d’equilibrio.

Ed eccoci al nocciolo della questione.

Questo punto di equilibrio, in particolare per Paesi tipicamente manifatturieri, come l’Italia, viene quasi sempre trovato grazie al normale funzionamento del … mercato valutario.

La variazione del valore della valuta (in questo caso sinonimo di moneta nazionale) funge da “regolatore”, aumentando o riducendo i prezzi di produzione sui mercati internazionali.

In parole semplici, se la mia economia entrerà in crisi, la mia moneta si svaluterà, ed i prezzi sui mercati internazionali delle merci da me prodotte diminuiranno, diventando così più convenienti. Naturalmente accadrà l’esatto contrario quando la mia economia sarà in pieno sviluppo.

Quindi, se tutto funziona e viene regolato in tempo reale dal mercato, dove sta il problema?

Il problema sta nel fatto che la perfidia di qualcuno (e la stupidità di altri) ha portato a spezzare questo meccanismo di regolazione.

Come?

Non permettendo ai cambi di fluttuare liberamente.

Insomma avete capito perfettamente: L’EURO!!!

Se si impedisce ai cambi di fluttuare, e quindi di regolare il mercato, l’equilibrio deve essere trovato in altro modo. Ma non è che ci siano tanti altri modi, ce n’è uno solo: ridurre i costi!

Ed il costo del personale è chiaramente quello che ha un maggior peso.

Si devono evidentemente ridurre i salari, sia in termini reali (diminuzione delle retribuzioni orarie) che in termini di garanzie (precarizzazione del lavoro).

È chiaro che così si entra in una spirale senza fine.

Abbiamo sostituito la svalutazione del cambio della moneta con la svalutazione del lavoro.

Insomma avete capito perfettamente: IL JOBS ACT!!!

Con l’introduzione di una legge come il Jobs Act, infatti, in Italia il lavoro ha perso dignità, il fatto tragico, tuttavia, è che tutto ciò è stato fatto passare dai media di regime come una “conquista” o perlomeno una naturale evoluzione del mondo del lavoro.

Nella realtà, invece, è la più grossa involuzione!

E’ ovvio infatti che se si riducono i salari si può aumentare l’occupazione, ma si innesca così una spirale, alla quale occorre porre un freno, altrimenti, a furia di abbassare i salari … torniamo allo schiavismo.

Se tutti gli uomini fossero schiavi, ossia lavorassero gratuitamente, troverebbero immediatamente lavoro ed il problema della disoccupazione sarebbe risolto per sempre. Certo sorgerebbe però un altro piccolo problema … la fame.

Ed allora, per concludere, non dico che il Decreto dignità sia semplicemente un palliativo, anzi! Era doveroso, ma nella migliore delle ipotesi avrà effetti limitati.

NON aumenterà la disoccupazione, come pretestuosamente sostengono i partiti all’opposizione, è un provvedimento “minimale” che non influisce concretamente sulle dinamiche occupazionali, al massimo si tratterà di maggiore turnazione a somma zero, cioè se qualcuno non verrà riconfermato al suo posto verrà assunto un altro lavoratore.

Ritengo poi che riuscirà a ridurre, anche se non in maniera sensibile, la precarietà, “abbreviando” il periodo di lavoro a tempo determinato.

Insomma un Decreto dignità che avrà conseguenze irrilevanti anche se si tratta di un passo avanti rispetto all’inaccettabile Jobs Act.

Tuttavia la soluzione del problema lavoro si avrà solamente quando torneremo ad una moneta nazionale sulla quale avremo piena sovranità. Insomma siamo sempre lì, occorre uscire dall’euro, e nel più breve tempo possibile.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro        

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