Elezioni: a Roma si gioca a “tressette ca’ sòla”

Giancarlo Marcotti 1 Commento

Nelle varie regioni prende diverse denominazioni, a Milano ed in Lombardia, ad esempio, si chiama “Ciapa no”, in Sicilia “Carcarazzu”, in italiano dovrebbe essere “Traversone”, stiamo parlando del “tressette a perdere” ossia quella variante del celebre gioco di carte nella quale vince chi non fa prese.

Ebbene guardando le scelte dei vari partiti per le elezioni comunali nella Capitale sembrerebbe proprio che tutti abbiano come obiettivo quello di perdere. “Lasciare”, si fa per dire,  il governo di una città perlomeno “problematica” agli avversari politici per fare una comoda e facile opposizione visto che chi salirà al Campidoglio si troverà una situazione talmente disastrata che diventerà un facile bersaglio per ogni tipo di critica.

Roma, lo dico ovviamente con rammarico, non soffre di alcuni anni di malgoverno, per decenni è stata saccheggiata e massacrata da amministratori incapaci quando non disonesti, al punto che ora è persino difficile dire “da dove occorre partire” per cercare di mettere mano alla situazione.

Chiaramente i “romani” non possono esimersi da ogni colpa, se la città ha accumulato debiti  per decine di miliardi di euro, almeno in parte, questi soldi, sono arrivati anche a cittadini dell’Urbe, magari sottoforma di “posti pubblici” clientelari.

Ma torniamo ai nostri partiti politici ed analizziamo come si sono comportati.

Il Movimento Cinquestelle avrebbe vinto a mani basse le elezioni capitoline qualora avesse candidato una persona anche minimamente conosciuta al posto di una Carneade come la Raggi. Quindi anche con tutte le motivazioni addotte (bla bla bla …) per la scelta effettuata, a mio avviso la loro strategia sembra del tutto evidente: sono stati fregati una volta dal PD ed allora, dato che “ingenui sì, ma imbecilli no”, adesso non vogliono più cascarci. A cosa mi riferisco? Ma è chiaro! Non vogliono far la fine di Livorno, dove si sono trovati ad amministrare una città devastata da decenni di malgoverno di sinistra e quando hanno cercato di risanare una situazione economica disperata si sono trovati pure addosso la magistratura che li ha inquisiti, per bancarotta fraudolenta!?!?! Il colmo dei colmi!

Il Centrodestra avrebbe vinto a mani basse le elezioni capitoline qualora si fosse presentato unito, come ad esempio è accaduto a Milano. Invece Berlusconi ha voluto appoggiare prima Bertolaso e successivamente Marchini, due personaggi che hanno una cosa in comune: non sono di Forza Italia! Quindi una loro più che probabile sconfitta sarebbe stata del tutto “personale”, ossia non attribuibile al partito.

Per quanto riguarda invece la candidatura della Meloni i casi sono due: o si è trattato di una “trappola” preparata da Salvini, nella quale la presidentessa di Fratelli d’Italia è inconsapevolmente cascata, oppure lei stessa pensa di fare un’operazione come quella che a suo tempo fece Fini quando si candidò contro Rutelli sperando proprio di perdere, ma riuscendo a centrare l’obiettivo di accreditarsi presso l’opinione pubblica come un leader politico capace di aggregare una vasta fascia dell’elettorato.

Ho parlato di “trappola” di Salvini il quale, a mio avviso, ha appoggiato da subito la candidatura Meloni per un tornaconto personale. Il Segretario della Lega Nord, infatti, da una eventuale vittoria della Meloni, potrebbe trarre beneficio sia in termini di immagine che di consensi elettorali, potendosi in quel caso accreditare come politico “aperto e leale” in zone del Paese nelle quali ora il suo partito è assolutamente marginale, senza tuttavia risentire negativamente di un possibile insuccesso della candidata sindaco che egli attribuirebbe in toto alle diverse scelte operate da Berlusconi.

Ed arriviamo al PD, che pur di perdere non solo ha candidato un “radicale” (nel senso di un ex del Partito Radicale), quindi né un ex comunista, né un ex democristiano, come l’insulso Giachetti, ma che addirittura, affinché fosse chiara a tutti l’intenzione di non voler riprendersi la guida di Roma, ha ora presentato una squadra di governo di infimo livello.

Basterebbe evidenziare la scelta che definirei “provocatoria” di mettere come assessore ai trasporti, Stefania Di Serio, una che per nove anni è stata Dirigente all’Atac, la società di trasporto pubblico di Roma, la più disastrata d’Italia, un’azienda che definirei un’idrovora di soldi pubblici. Come si usa dire in questi casi: si vuole “candidare Dracula alla presidenza dell’Avis”.

Ma quelli del PD hanno voluto fare di più, hanno fatto una scelta davvero sfacciata, sapete fino a che punto si sono spinti pur di impedire agli elettori di votare per loro? Ebbene hanno minacciato i romani che qualora venga davvero eletto Giachetti come sindaco della capitale, verrà nominata a capo dell’assessorato ai servizi sociali, welfare ed immigrazione …

… tenetevi forte …

… Livia Turco!!!

NOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!

Bisogna essere sadici per proporre Livia Turco come Assessore ai servizi sociali, welfare e immigrazione.

Livia Turco, la regina dei talk show. Temutissima da tutti i suoi avversari politici quando partecipa a dibattiti televisivi, non perché argomenti le sue tesi con acume e perspicacia, tutt’altro, è però abilissima nel creare una confusione pazzesca, tuttavia non lo fa in maniera consapevole, semplicemente le viene naturale visto che è proprio confusa lei mentalmente.

Pensate che, recentemente, in un dibattito con l’On. Toninelli (M5S) è riuscita persino a dire che responsabile dello scandalo di mafia capitale è proprio il Movimento Cinquestelle!!! Ed ha anche aggiunto che il Movimento Cinquestelle continua a fare annunci ai quali non seguono i fatti, soffre di “annuncite”.

Insomma è totalmente confusa, parla del M5S attribuendogli cose del PD e viceversa, sì insomma, possiamo dire senza tema di smentita che è la persona ideale … per i Servizi Sociali.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro   

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