Gli attentati fanno salire Wall Street

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Ormai è diventata una consuetudine, gli attentati non spaventano le Borse, al contrario, le fanno salire, non ha fatto eccezione il kamikaze che si è fatto esplodere proprio a New York (la città della finanza per antonomasia) e proprio nei pressi di Times Square (sede del Nasdaq).

Sia l’indice Dow Jones che lo S&P500 hanno ritoccato come sempre il proprio record storico terminando praticamente sui massimi di giornata una seduta che ha visto concentrarsi gli acquisti in particolare nell’ultima mezz’ora di contrattazione.

Questi sono aspetti che devono essere valutati attentamente, queste “ondate di acquisti” non hanno motivazioni economiche reali, semplicemente arrivano capitali per l’abbondanza di liquidità che non trova altri sbocchi più “naturali”.

Un argomento che è scomparso dalle prime pagine dei giornali (ed anche da quelle interne) è quello relativo al debito pubblico americano. Spesso infatti si commette l’errore di prendere in considerazione soltanto il debito federale, già di per sé enorme.

Ma per valutare la situazione con maggior oculatezza dobbiamo sommare a questo anche il debito dei singoli Stati e soprattutto il gigantesco debito privato. Si arriva così a cifre ciclopiche.

Il solo dato che riflette, anche se solo in parte, questo contesto, perlomeno preoccupante, è il cross Eur/Usd. Non si giustificherebbe infatti un cambio tutt’ora in area 1,18 col solo differenziale dei tassi di interesse, del tasso di crescita economica e del tasso di disoccupazione fra Stati Uniti ed Europa.

E non solo, dobbiamo infatti anche ricordare che la Bce, anche se con importi più ridotti, sta continuando la politica del Qe, mentre gli Stati Uniti dovrebbero (usiamo il condizionale) proseguire con politiche monetarie più restrittive.

Insomma sembra che Wall Street continui a salire perché … non c’è alternativa, ma non può esser questa una motivazione ammissibile, soprattutto nel medio/lungo termine, e l’ascesa sconsiderata del bitcoin è senza dubbio un altro campanello d’allarme che dovrebbe mettere in guardia tutti gli investitori.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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