La disinformazione al potere

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Quando crollarono le Torri Gemelle tutto, ma proprio tutto, si polverizzò. Non rimase nemmeno un frammento di un tavolo, di un computer, e sì che ce ne saranno stati tanti in quei due giganteschi edifici. Ovviamente poi non è rimasto nemmeno un brandello degli “aerei” che le avevano colpite, niente, solo polvere, tonnellate e tonnellate di polvere …

Ma …

Miracolosamente …

Fu rinvenuto, un po’ sporco, ma quasi intatto … il passaporto di uno dei “terroristi”. E poi c’è ancora chi sostiene che i miracoli non esistono …

I miracoli non solo esistono, ma si possono anche ripetere. Si ritrova così il documento di identità di Anis Amri, l’attentatore col camion ai mercatini natalizi di Berlino, quello di Said Kouachi (strage di Charlie Hebdo) ed anche quelli degli attentatori di Parigi e Nizza.

Insomma, o la caratteristica principale di tutti gli attentatori è la “distrazione”, oppure, più probabilmente, quei documenti non sono stati dimenticati, ma hanno un altro scopo, quello di rendere facilmente identificabile la matrice, sì, insomma, sono una specie di rivendicazione.

Ed allora anche Vladimir Putin avrà pensato di lasciare il proprio documento di identità sulla panchina dove sono stati ritrovati in fin di vita l’ex spia russa Sergej Skripal e la figlia Yulia, poi, riflettendoci su, il Presidente russo si sarà ricordato che quel documento gli sarebbe servito oggi per andare a votare ed allora?

Come “firmare” quegli omicidi?

Ed ecco la trovata geniale del Presidente russo: il gas nervino!

Ma come far arrivare il gas nervino in Inghilterra ed uccidere soltanto l’ex spia e la figlia?

Questo ce lo spiega perfettamente il Corriere della Sera con l’articolo a firma di Luigi Ippolito dal titolo “Skripal, l’ex spia russa avvelenata: il gas nervino in un regalo della figlia”, leggetelo perché è davvero esilarante.

E fin dall’inizio il racconto è fantastico, gli sceneggiatori di James Bond, al confronto, sono delle persone prive di fantasia. Ci sono infatti i russi (cattivoni) che, “pazientemente”, attendono l’anniversario della morte della moglie di Skripal perché sanno che la figlia da Mosca raggiungerà il padre a Londra per andare, come ogni anno, a deporre un fiore sulla tomba della madre.

Ed allora cosa escogitano?

Un piano diabolico.

Certamente la figlia non si presenterà dal padre a mani vuote, gli porterà un regalo, forse un maglione, o un profumo, ed allora, ve la immaginate la scena?

Siamo all’aeroporto di Mosca, Yulia Skripal al check-in consegna il bagaglio per l’imbarco, ed ecco che entrano in gioco quelli del Kgb che, al riparo da occhi indiscreti, nella zona non accessibile al pubblico dove vengono smistati i bagagli, indisturbati, aprono la valigia, vedono il profumo o il maglione destinato al padre, che individuano con facilità perché, essendo un regalo, era ben impacchettato, quindi con cura lo aprono e versano una certa quantità di gas nervino. Poi reimpacchettano il tutto e richiudono la valigia. La figlia trasporterà quindi inconsapevolmente il suo carico di morte fino in Inghilterra.

Ma i due sventurati non moriranno o non rimarranno intossicati all’apertura di quella valigia, quel giorno non succede nulla, stanno ancora benone, ed anche il giorno successivo pare che i due non accusino alcun malessere, pranzano in un ristorante italiano, che ha anche buone recensioni su Tripadvisor (quindi si escludono cozze avariate), e poi vanno in un pub nelle vicinanze, lì non viene specificato cosa abbiano consumato, il fatto è che poco dopo verranno trovati su una panchina.

Ed è proprio su questo punto che Il Corriere della Sera dà il meglio di sé, questo il racconto di quanto accaduto secondo il giornalone di Via Solferino:

“Yulia è arrivata a Salisbury col suo carico mortale sabato 3 marzo: il giorno dopo lei e il padre sono andati in centro, hanno pranzato al ristorante italiano Zizzi e poi si sono spostati in un pub. Poco dopo li hanno trovati accasciati su una panchina: chiaramente avevano aperto in casa il pacco avvelenato e la sostanza tossica in poco tempo ha fatto il suo corso.”

“Chiaramente”

Come no!

Bene, carissimi lettori, ditemi: ma voi, nel leggere una cosa del genere, non provate un profondo senso di rabbia?

Non vi viene da pensare “ma questi … come si permettono di trattare tutti noi da decerebrati”!!!

Secondo voi questa si può chiamare informazione?

Eh no! Questo è un insulto all’intelligenza umana, un’offesa per tutti coloro che sono dotati di un cervello anche minimamente funzionante!

Tuttavia è inutile prendersela con Il Corriere della Sera, questa testata (chiamiamola così) non fa altro che adeguarsi alla grottesca versione che è stata data dal Governo inglese e che viene riportata da TUTTI i media occidentali, giornali e televisioni di mezzo mondo accumunati nel ridicolo.

Ci trattano tutti come idioti, raccontandoci balle ciclopiche, senza nemmeno sforzarsi di renderle perlomeno minimamente verosimili.

Tuttavia la rassegnazione non deve sopraffarci, qualche barlume di verità (anche se la dobbiamo mascherare con l’ironia) la riusciamo a trovare, anche sui media mainstream, ed ecco che quindi voglio lasciarvi con un sorriso.

Stephen Colbert, l’anchor-man della CBS che ha preso il posto del leggendario David Letterman nel celeberrimo “Late Show”, recentemente, nel suo monologo iniziale, ha perfettamente descritto la differenza che esiste fra il nostro Occidente, libero e democratico e la Russia, autoritaria e dispotica:

“Una delle ragioni per cui sono andato in Russia è che loro hanno un uomo forte come leader, mentre noi in America ne abbiamo uno che vorrebbe sembrare forte e se ci riuscisse, se davvero vivessimo sotto un uomo forte, la Russia ci insegnerebbe che la cosa migliore sarebbe diventare un oligarca, che in Russia sta per un uomo ricco … ma non chiedergli da dove vengono i soldi.

Sì, così funzionano le cose in Russia, in quel Paese il sistema politico è controllato da un gruppo di miliardari che si comperano i favori e che tirano i fili del Governo, mentre in America … beh … accade la stessa cosa, solo che parliamo inglese”.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro  

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