L’Austria ha lanciato un allarme, ma l’Ue fa finta di non sentire

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

E’ uno Stato piccolo, con un Pil pari ad un quinto di quello italiano, ma l’esito delle elezioni svoltesi ieri in Austria è di quelli destinati a lasciare un segno profondo in questa Unione europea sempre più allo sbando.

E’ vero, l’FPÖ, il Partito della Libertà, considerato dalla stampa mainstream: di ultradestra, xenofobo e per alcuni anche neonazista, per una manciata di voti, rimane la terza forza politica in Austria, ma il suo leader, Heinz Christian Strache, ha tutte le ragioni nell’affermare che “Il 60% degli austriaci ha votato per il loro programma elettorale”.

L’enfant prodige della politica austriaca, il trentunenne Sebastian Kurz, infatti, ha vinto queste elezioni non tanto per aver “svecchiato” (da noi si direbbe “rottamato”) i vertici del Partito Popolare, quanto per essersi presentato al voto con un programma elettorale che è l’esatto copia/incolla di quello dell’FPÖ.

Gli austriaci hanno così voltato pagina “nella continuità” cioè dando la maggioranza ad un partito che comunque è stato al governo del Paese, seppur in minoranza, negli ultimi anni.

Ed ora cosa può accadere?

Se, come tutto fa pensare, l’ÖVP (il Partito Popolare di Kurz) dovesse governare con l’FPÖ di Strache, e soprattutto qualora dovesse mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, per l’Unione europea sarebbe un duro colpo da assorbire.

La stessa Merkel, alle prese con la problematica composizione del proprio governo, non potrebbe non tener conto della svolta impressa dai “cugini” austriaci.

E per l’Italia?

Quelle provenienti da Vienna, sono buone notizie … oppure no?

Paradossalmente, perlomeno nel brevissimo periodo, per Renzi, per il Pd e per il Governo Gentiloni le elezioni austriache sono andate benissimo. Padoan, infatti, ora può andare in Europa e chiedere di poter fare ancora più deficit paventando la minaccia che se non gli fosse concessa maggior “flessibilità” anche in Italia, alle prossime elezioni, potrebbero avanzare forze molto critiche nei confronti dell’Ue.

Insomma Padoan andrà a Bruxelles dicendo “Fateci aumentare il debito, che spenderemo in mance elettorali, per esempio aumentando gli stipendi degli statali, altrimenti alle prossime elezioni in Italia la Lega va al 20%!”.

E Bruxelles sarà costretta, a malincuore, ad allargare i cordoni della Borsa, calerà le braghe ed autorizzerà Draghi a comprare ancora vagonate di titoli del nostro debito pubblico.

Ma, cari lettori, badate bene, tutto ciò accadrà nel breve periodo, a lungo andare, invece …

Questo “lassismo” dell’Unione europea si ritorcerà contro di noi, perché una cosa è certa, prima o poi … tutti i nodi arrivano al pettine.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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