Nasdaq: un massimo storico strabiliante

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Ricordate cosa accadde all’inizio dell’anno 2000 quando scoppiò la cosiddetta “bolla internet”? Il Nasdaq, che era arrivato a toccare la stratosferica quotazione di 5.000 punti … crollò fino ai 1.200 punti.

E ricordate quale fosse allora, non diciamo neppure il pensiero prevalente, bensì il pensiero “unico”, quello condiviso da tutti gli analisti finanziari?

Ebbene, tutti erano concordi nell’affermare che non avremmo mai più rivisto quota 5.000 punti, che il mondo intero aveva preso un abbaglio gigantesco, qualcosa di simile alla bolla dei tulipani del ‘600 in Olanda.

Ed oggi, invece, abbiamo superato quota 7.800 punti!

Guardate il grafico, è impressionante!

Ogni “candela” rappresenta un trimestre. Come potete notare l’indice Nasdaq sale ininterrottamente da 9 trimestri, più di due anni nei quali non ha conosciuto neppure un rallentamento.

I valori, che fino a pochi anni fa consideravamo irraggiungibili, oggi ci sembrano ridicoli, e nulla sembra possa frenare questa folle corsa.

Oggi, per esempio, l’indice tecnologico ha guadagnato oltre un punto percentuale nonostante sia stato reso noto un dato allarmante sull’inflazione negli Stati Uniti (2,9%), altro che il “mitico” 2% che per anni ci era stato sbandierato dalla Fed come limite massimo da non superare.

Nulla spaventa il mercato che ormai non dà alcuna importanza ai dati macro, proprio quei dati macro che tutti i “maestri” di una volta consideravano fondamentali per prendere qualsiasi decisione di investimento.

Cosa ha spinto il Nasdaq a questi livelli?

Voglio essere più banale del Sig. De La Palice: perché le quotazioni di alcuni titoli sono andate alle stelle!

Pensiamo per esempio ad Amazon, per acquistare una sola azione del colosso delle vendite online oggi ci vogliono 1.796,62 dollari!!! All’inizio del 2015 ne bastavano poco più di 300. Ed all’inizio del 2009 si comprava una azione Amazon con 51 dollari.

Oggi poi una azione Google ha superato per la prima volta al fixing il prezzo di 1.200 dollari!

E che dire di Apple a 191 dollari quando all’inizio del 2009 valeva poco più di 8 dollari.

E fermiamoci a Facebook che al fixing oggi ha fatto segnare un prezzo di 206,92 dollari quando cinque anni fa (luglio 2013) valeva 25 dollari.

Perché queste valutazioni stratosferiche? Semplicemente perché sono tutte aziende che non pagano tasse ed hanno fatturati superiori al Pil della maggior parte dei Paesi al mondo.

E’ una situazione che potremo sostenere ancora a lungo?

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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