Nel calcolo delle performances di Borsa, “il cambio” non conta nulla!

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Alcuni lettori, riferendosi all’articolo da me pubblicato dal titolo “Effetto Brexit: La Borsa di Londra sui massimi dell’anno!!! SVEGLIA ITALIA!!!”, hanno voluto sottolineare che nel calcolo delle performances dei vari indici di Borsa non si era tenuto conto del “cambio”.

Ovviamente è un’obiezione priva di senso, le performances degli indici di Borsa, logicamente, vengono calcolate nella valuta in cui sono quotati i titoli, forse non servirebbe nemmeno ricordarlo, dato però che il sito che ho fondato e dirigo ho voluto chiamarlo “Finanza In Chiaro” trovo corretto da parte mia chiarire anche questo aspetto che personalmente davo per scontato.

Innanzitutto occorre specificare che NON esiste “il cambio”, bensì esistono “i cambi”, o più precisamente “i tassi di cambio”, dati dal rapporto fra il valore di una divisa rispetto a tutte le altre divise.

Quindi quando diciamo che una moneta si è svalutata dovremmo sempre aggiungere “nei confronti di chi”. Per essere ancora più chiari, se diciamo che l’euro si è svalutato dovremmo sempre aggiungere “rispetto a quale altra moneta”, cioè: rispetto al dollaro? Allo yen? Al franco svizzero? Al rand sudafricano? Perché magari si è svalutato rispetto al dollaro, ma si è rivalutato nei confronti dello yen! E se anche si fosse svalutato rispetto a tutte le altre monete del mondo (eventualità comunque improbabile) certamente lo avrà fatto con tassi diversi.

Premesso ciò, è anche ovvio che un titolo quotato in una Borsa di un determinato Paese viene negoziato nella moneta legale del Paese stesso. Per cui i titoli quotati a New York saranno negoziati in dollari, a Londra in sterline, a Milano in euro e così via … le loro performances, quindi, NON dipendono dalla moneta nella quale sono quotate, ma sono date esclusivamente dalla variazione del loro prezzo.

D’altronde, ad esempio, quando voi comprate 10.000 euro in azioni Unicredit alla Borsa di Milano ed il titolo quel giorno sale del 10%, facendovi così guadagnare 1.000 euro, non andate mica a vedere se è variato il cambio dell’euro rispetto al dollaro!!! Che vi frega se quel giorno l’euro ha perso il 10% rispetto, che so, allo yen? Voi comunque avete guadagnato il 10%! Cioè 1.000 euro, punto!

Probabilmente, i lettori volevano evidenziarmi che se loro (cittadini italiani la cui moneta è l’euro) avessero prima del referendum acquistato delle azioni sulla Borsa di Londra (quindi in sterline) e le fossero andare a rivendere quattro giorni dopo, non avrebbero avuto una performance del +1,58% perché contemporaneamente avrebbe subito una perdita di circa 8 punti percentuali per il cambio Euro/Sterlina.

Certo! Ma che c’entra! Quella è la perdita sul cambio! La Borsa non c’entra nulla! Quella perdita l’hanno avuta solo per il tasso di cambio che è variato, l’avrebbero avuta anche se non avessero investito i soldi in Borsa (anzi l’aver investito quei soldi in Borsa ha fatto guadagnar loro l’1,58%). Se si vuol investire in titoli quotati in una valuta diversa dalla mia è chiaro che mi espongo al rischio di cambio.

In conclusione, quindi, la performance di un titolo azionario quotato e di conseguenza di un indice di Borsa (che non è altro che la media ponderata di un certo insieme di titoli) è data esclusivamente dalla variazione percentuale del prezzo calcolata in un certo periodo di tempo.

Tornando al caso in esame, ossia alla diminuzione del valore della sterlina rispetto alle altre principali valute mondiali, certamente avrà una influenza nel medio periodo sull’economia britannica.

Ma sarà un’influenza positiva, perché migliorerà la bilancia commerciale del Regno Unito favorendo le esportazioni a scapito delle importazioni.

Per concludere, personalmente, da italiano intendo, avrei fatto i salti di gioia (anzi starei saltando ancora adesso) se in questi quattro giorni la mia Borsa fosse salita dell’1,58% anziché crollare dell’11,24% e contemporaneamente la mia moneta si fosse svalutata rispetto alle altre valute più importanti dell’8%!!! Io non avrei perso un sacco di soldi e contemporaneamente le aziende del mio Paese sarebbero diventate molto più competitive sui mercati internazionali!!!

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro    

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