Hai un euro in tasca? Puoi fare la carità ad un mendicante, oppure … comprarti tre Banche

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Non è uno scherzo, è la pura e semplice verità! In Italia, ma solo in Italia, può accadere anche questo. Ubi Banca, infatti, ha comprato tre delle quattro Banche “salvate” dal Governo Renzi nel novembre del 2015, e precisamente Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti pagandole complessivamente 1 euro!!!

33 centesimi per ciascuna Banca!

E’ una cosa da ridere soprattutto se si ricordano le parole di Renzi nel momento in cui fu decisa quell’operazione, più o meno “Adesso abbiamo evitato il fallimento, ed, una volta risanate e ripulite dai crediti deteriorati, saranno reimmesse sul mercato, visto che avranno un grande valore”.

Ecco il grande valore che hanno: 33 centesimi di euro!

Un prezzo … imbarazzante.

E’ chiaro che le crisi bancarie in Italia hanno genesi complesse e soprattutto … vengono da lontano. Ma la loro origine, come quella di tutti i mali dell’Italia, è chiara, lampante, incontrovertibile e coincide con la firma dei trattati europei.

In quel momento, accettando di “deregolamentare” il nostro sistema bancario, abbiamo firmato la nostra condanna.

Ai giovani che, non potendo avere memoria storica, passeggiando ora per i loro paesi e le loro città vedono insegne di banche di ogni genere e possono ritenere che sia sempre stato così, faccio presente che fino alla fine degli anni ’80, ad esempio, una Banca Popolare che aveva la propria sede e direzione a Padova non poteva aprire sportelli a Vicenza, e viceversa naturalmente.

Non sto dicendo a Roma, o Napoli o Palermo … a Vicenza (42 km di distanza!).

C’era una struttura estremamente regolarizzata, esistevano le cosiddette Bin (Banche di interesse nazionale), la Banca Commerciale, il Credito Italiano ed il Banco di Roma che avevano sportelli in diverse province, erano società per azioni ma il maggior azionista era lo Stato (tramite l’IRI), poi le Casse di Risparmio, originariamente senza fini di lucro ed ancora le Popolari, società cooperative con voto capitario, ed infine le Casse Rurali, sempre cooperative ma con finalità di credito a piccole aziende agricole.

In pratica quindi ogni “categoria” aveva un ambito ben preciso, poteva fare alcune cose (e non altre) rimanendo entro confini ben delimitati.

La liberalizzazione delle aperture degli sportelli, con il totem della concorrenza, è stata deleteria.

Anziché l’efficienza ci ha portato al caos, gli sportelli bancari si sono moltiplicati in modo abnorme, ma soprattutto i vari Istituti si sono visti costretti ad assumersi rischi sempre maggiori.

La crisi economico/finanziaria ha fatto quindi esplodere il sistema.

Il problema è che non ci stiamo indirizzando verso una soluzione, i continui aumenti di capitale ai quali han dovuto ricorrere gli Istituti di credito per ottemperare ai dettami “dell’Europa”, non potevano essere altro che un rattoppo momentaneo, visto che i “buchi” sono destinati inevitabilmente a perpetuarsi.

Il mercato ora se ne è accorto, visto che si compra una Banca al prezzo di … un chewing-gum.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro   

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