Wall Street impressionante, ma i problemi non mancano

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Nessuno vende ed i prezzi salgono a livelli che oserei definire … impressionanti! Wall Street si trova in una situazione quasi paradossale, una crescita economica che sta progressivamente aumentando, associata ad un tasso di disoccupazione ai minimi, non sta creando inflazione.

O è il bengodi, o qualcuno sta barando.

Improvvisamente, infatti, nessuno parla più del debito, come se non fosse un problema. Il “debt-to-revenue ratio” ossia il rapporto fra il debito e le entrate del governo federale, già su un livello preoccupante, dovrebbe esplodere con la riforma fiscale annunciata da Trump, tuttavia l’argomento, anche sui giornali del settore, è praticamente ignorato.

Molti economisti di fama avevano parlato di bolla già diversi mesi fa, ma gli indici di Borsa americani nel frattempo non han fatto altro che crescere. E’ in atto da tempo una rotazione perfetta dei settori, insomma, potremmo dire che cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.

La Fed poi, anche se gradualmente, dovrà ridurre il proprio bilancio ed occorre chiederci: chi comprerà quei titoli? Ed a quali prezzi? E’ ovvio che i rendimenti dovrebbero aumentare e con un debito pubblico che da diverso tempo ha sfondato (e di un bel po’) il tetto dei 20.000 miliardi di dollari il pagamento degli interessi non mi sembra possa essere un problema di secondo piano.

Insomma, per far quadrare tutti i conti, servirebbe un boom economico prolungato, con tassi di crescita “da Paese emergente”. Ed allora, sono in grado gli Stati Uniti di garantire il proprio debito?

La sensazione è che il mondo (perché ovviamente non si tratta solo di un problema americano) stia perlomeno sottovalutando il problema del debito sovrano.

Occorrerebbe quindi chiederci: qualora si innescasse una nuova crisi, con quali strumenti la affronteremmo?

Ho la sensazione che anziché cercare di ripristinare una maggior stabilità dei conti pubblici stiamo continuando a scialacquare. Non è che continuando a “bere” siamo diventati “alcolisti”?

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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