Mercati borsistici e mercati valutari: le correlazioni. Una precisazione

Il mio articolo pubblicato sabato scorso dal titolo “Borse: fate molta attenzione”, ha dato adito a diverse interpretazioni da parte di alcuni lettori che mi hanno contattato per chiedermi chiarimenti in merito.

Evidentemente la semplificazione non sempre è un fattore positivo. Trattare un argomento come la correlazione fra il mercato borsistico e quello valutario in un articolo è francamente impossibile, io volevo solo mettere in risalto una anomalia che, come tutte le anomalie, non va sottovalutata.

Mi limito quindi al punto focale della questione.

Giovedì 10 marzo: parla Draghi.

Al momento dell’annuncio delle decisioni presa dalla Bce le Borse festeggiano. Dura poco, però, ed alla fine della conferenza stampa di Draghi i vari indici borsistici non solo si rimangiano tutti i guadagni, ma concludono la seduta con ribassi consistenti.

Milano perde mezzo punto dopo essersi mangiata 4,5 punti percentuali di guadagno, Parigi (-1,7%) scende dopo essersi mangiata 5,7 punti percentuali di guadagno e Francoforte (-2,3%) arriva a perdere oltre due punti percentuali dopo essersene mangiati 2,8 di guadagno.

Insomma, un vero terremoto!

Un terremoto analogo avviene sui mercati valutari, il cambio Eur/Usd prima crolla a 1,082 per poi schizzare a 1,120 (con chiusura a 1,175).

Cosa era accaduto? Come giustificare un simile testacoda dei mercati?

Se torniamo a leggere i commenti di quel giorno vediamo che la maggior parte degli analisti ha giustificato quel comportamento, “impulsivo” del mercato attribuendolo al fatto che con quella manovra Draghi aveva “esaurito le sue cartucce”.

Ma naturalmente non è questo il punto, indipendentemente dal fatto che il mercato borsistico si sia mosso in maniera razionale o meno, ciò che mi interessava era far notare che contemporaneamente il mercato valutario si comportava in maniera del tutto analoga (ovviamente il cross Eur/Usd con correlazione inversa, mentre la correlazione diretta avviene col cambio Usd/Eur).

Cosa accade poi? Lo sappiamo tutti, il mercato “ci ripensa” e le Borse tornano a salire (dopo quella seduta il Dow Jones ha visto solo guadagni), ma stavolta, anziché scendere, sale anche il cambio Eur/Usd, quindi “salta” completamente la correlazione inversa tra il mercato borsistico e quello valutario.

Per semplificare ulteriormente, possiamo dividere l’andamento dei mercati in questo 2016 in tre periodi:

  • dall’inizio dell’anno all’11 di febbraio, le Borse scendono il cambio Eur/Usd sale
  • dall’11 febbraio fino alla fine dello stesso mese le Borse salgono il cambio Eur/Usd scende
  • dall’inizio del mese di marzo, le Borse salgono, ma stavolta sale anche il cambio Eur/Usd

Ebbene io volevo fermarmi qui, facendo notare solo questa anomalia che a mio parere andava sottolineata.

Il titolo del mio articolo, che, lo ammetto, era tipicamente giornalistico, forse ha tratto in errore alcuni lettori che sono arrivati a conclusioni forse affrettate. Personalmente infatti non voglio banalizzare un argomento così complesso come le correlazioni esistenti fra il mercato borsistico e quello valutario, spesso infatti si fa l’errore di ritenere che queste correlazioni siano “rigide”. Non è così, anche se un investitore avveduto si deve chiedere perché sia avvenuto un cambio repentino della correlazione, e quindi darsi una risposta.

Ed in questo caso, probabilmente, ma la forma dubitativa deve sempre rimanere in questo campo, probabilmente, dicevo, una motivazione c’era: di lì a poco, infatti, anche la Fed avrebbe preso decisioni importanti.

E ciò può essere avvalorato dal fatto che per un paio di giorni, seppur di poco, ma il cambio Eur/Usd era sceso, è dopo, con l’avvicinarsi delle decisioni della Fed che il mercato ha scommesso “fortemente” su un allentamento del programma di aumento dei tassi in Usa, ed il cross fra la moneta unica ed il biglietto verde è salito con decisione.

Ora però, come sempre, io non mi sono “nascosto” aspettando gli eventi per poi motivarli, non sono lo “scommettitore del giorno dopo”, personalmente ho voluto sottolineare che a mio avviso le decisioni prese dalla Bce (azzerati i tassi, tassi fortemente negativi, aumento significativo del Qe ecc. ecc.) hanno una valenza ben superiore a quella di una ipotetica (perché è stata ventilata, ma non annunciata) riduzione del piano di aumento dei tassi negli Usa, quindi, concludevo che nei giorni successivi mi attendevo un apprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro, e mi sarei preoccupato se non fosse successo.

Non posso ovviamente esimermi dal rimarcare infine che tutte le teorie possono avere una loro valenza e nessuna va presa come una verità assoluta, mentre è sempre vero (su questo non si discute) che un investitore, nel momento in cui si accorge di un improvviso cambio di correlazione sui mercati, deve necessariamente fermarsi e chiedersi: perché? Per poi tornare ad operare solo dopo che si è dato una risposta che ritiene valida e razionale.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro