Caro Salvini, già sparita la flat-tax?

Giancarlo Marcotti Commenta per primo

Molti analisti, all’indomani del 4 marzo, hanno fatto notare come l’esito elettorale fosse dipeso in particolare dalla presa che aveva fatto, sull’elettorato del nord Italia, la proposta dell’applicazione di una flat-tax e, sull’elettorato del sud Italia, l’introduzione di un reddito di cittadinanza.

Gli elettori, in poche parole, avevano premiato i partiti che si erano “intestati” queste due grandi riforme, e quindi la Lega ed il Movimento 5 Stelle. Due proposte diverse, ma che, fondamentalmente, avevano uno scopo comune: mettere un po’ più di soldi nelle tasche degli italiani.

In effetti queste due proposte avevano fatto presa sull’elettorato, semplicemente perché erano le sole  proposte “serie”, intendendo dire, con questo termine, che “potevano avere una qualche efficacia nel fare uscire l’Italia da una angosciante situazione economica”.

In altre parole gli italiani hanno perfettamente capito che la situazione del Paese è estremamente seria e solo con provvedimenti “forti” si possono ottenere risultati apprezzabili, non sarebbe quindi questo il momento della “moderazione”, i pannicelli caldi (leggasi 80 euro), li avevamo già sperimentati, e si erano dimostrati inefficaci.

L’Italia, quindi, si è divisa esattamente in due, da una parte i fautori della flat-tax, dall’altra i sostenitori del reddito di cittadinanza. Sono rimasti una sparuta minoranza coloro che ritengono che queste misure “non ce le possiamo permettere”.

Ebbene, sono certo che mi chiederete: e tu? Da che parte stai?

Personalmente ritengo di pensarla come la maggior parte degli italiani, anche se questa posizione non è assolutamente presa in considerazione dagli organi di informazione nazionali, e cioè:

li vorrei entrambi!!!

Boom! Mi sembra già di sentirli i cosiddetti “moderati”: ma come? Non abbiamo le coperture per nessuna delle due misure e tu le vuoi applicare entrambe? Ed i soldi? Dove li vai a prendere?

Ebbene, li vado a prendere dove li ha trovati Renzi quando ha fatto gli 80 euro, li vado a prendere dove abbiamo trovato i 20 miliardi per il sistema bancario, li vado a prendere dove ogni anno troviamo i miliardi per finanziare le spedizioni militari all’estero, li vado a prendere dove ogni anni troviamo i 20 miliardi da dare all’Unione europea ed infine li vado a prendere dove li troviamo quando finanziamo il Mes (il cosiddetto Fondo europeo salva-Stati).

Certo, tutto ciò non sarebbe necessario se l’Italia uscisse dall’euro e tornasse ad avere una propria moneta, perché in questo caso la nostra economia ripartirebbe alla grande ed in poco tempo raggiungeremmo la piena occupazione, ma finché restiamo in questo lager chiamato euro la flat tax ed il reddito di cittadinanza risultano strumenti necessari per non far precipitare la nostra società in uno spaventoso baratro.

Recentemente ho pubblicato un articolo dal titolo “Il reddito di cittadinanza del M5S? Un’aspirina data ad un malato di cancro”. Ebbene, probabilmente, almeno leggendo i commenti postati principalmente sulla pagina Facebook, molti lettori si sono fermati al titolo, o forse  non sono stato sufficientemente chiaro, fatto sta che qualcuno lo ha interpretato come una critica al reddito di cittadinanza. Ma è sufficiente leggere l’articolo per capire che nella realtà criticavo il poco “coraggio” del Movimento, visto che si parlava di una misura che “valeva solo 15 miliardi”.

Limitando infatti l’analisi all’aspetto macro economico (e quindi non entrando nel merito di “quali e quante persone” beneficeranno del reddito di cittadinanza), se avevo definito un “pannicello caldo” gli 80 euro di Renzi che valevano in totale 10 miliardi, non vedo come una misura di 15 miliardi possa rivelarsi estremamente efficace.

In altre parole, e per evitare quindi qualsiasi ulteriore fraintendimento, a mio parere il Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto proporre un reddito di cittadinanza che valeva come minimo 60/70 miliardi di euro, così si possono aiutare almeno 6 milioni di famiglie italiane in difficoltà.

Ed avrebbe dovuto rispondere a coloro che avessero contestato la misura perché “non ce la possiamo permettere” che quando si sta affogando aggrapparsi ad una boa significa salvarsi la vita.

Ma se ho rimproverato al Movimento 5 Stelle una mancanza di coraggio, non posso esimermi ora dal rimproverare per lo stesso motivo Matteo Salvini.

Leggo infatti oggi dall’Ansa questa sua dichiarazione:

“Via legge Fornero e spesometro, giù tasse e accise, taglio degli sprechi e spese inutili, riforma della scuola e della giustizia, legittima difesa, revisione dei trattati europei, rilancio dell’agricoltura e della pesca italiane, Ministero per i disabili, pace fiscale fra cittadini ed Equitalia, autonomia e federalismo, espulsione dei clandestini e controllo dei confini. Noi siamo pronti, voi ci siete”.  

Scusa Matteo e la flat-tax?

Matteo?!?

Non dirmi che la flat-tax è già derubricata alla banale, abusata ed ormai vuota espressione di “riduzione del carico fiscale”, una promessa che da 40 anni viene annunciata indistintamente da tutti i politici di qualsiasi schieramento e che non è mai stata mantenuta da nessuno.

Non vorrei quindi che per trovare un accordo di governo fra il Centrodestra ed il M5S, entrambi, anziché fare un passo avanti, ne facciano uno indietro, rinunciando il primo alla flat-tax ed il secondo al reddito di cittadinanza. Oppure, peggio ancora, fare entrambe le cose “ma in salsa italiana”, cioè annacquate, perché si possa così affermare per l’ennesima volta la verità gattopardesca “ che tutto cambi affinché niente cambi”.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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